Rispondono Buttafuoco e Zincone
Berlusconi al teatro dell’assurdo (o è vaudeville?)
Fino a oggi, in suo onore, sono stati evocati il Bagaglino, l’avanspettacolo, la farsa, la commedia all’italiana e, da ultimo, anche la tragedia shakespeariana. Ma le ultime performance del Cav. – che un giorno addita Mario Monti come origine dei mali italiani e il giorno dopo gli assicura che, se scende in campo, lo voterà anche lui – fanno piuttosto pensare al teatro dell’assurdo: tendenza Ionesco, più che Beckett.
6 AGO 20

Fino a oggi, in suo onore, sono stati evocati il Bagaglino, l’avanspettacolo, la farsa, la commedia all’italiana e, da ultimo, anche la tragedia shakespeariana. Ma le ultime performance del Cav. – che un giorno addita Mario Monti come origine dei mali italiani e il giorno dopo gli assicura che, se scende in campo, lo voterà anche lui – fanno piuttosto pensare al teatro dell’assurdo: tendenza Ionesco, più che Beckett. Lo pensa lo scrittore Pietrangelo Buttafuoco, che in Berlusconi aveva ravvisato di recente “una radice goldoniana, con la storia del suo fidanzamento. Che cos’è, Berlusconi, se non un avventore della ‘Locandiera’ che si pavoneggia della propria conquista? Ecco, per un attimo abbiamo immaginato che avesse voluto raccontarci una storia così. E invece c’è stata la svolta alla Ionesco”. In che senso? “Ma sì, un momento assistiamo a ‘Le sedie’, un attimo dopo ecco ‘Il re muore’, e ci sono anche ‘I rinoceronti’ (tutte opere del drammaturgo romeno, ndr). E chi assisteva alla presentazione del libro di Bruno Vespa – aggiunge Buttafuoco – ha visto sbucare dalla fronte ben levigata di Berlusconi il corno del rinoceronte. Ionesco puro. Ma né Montesquieu né Carl Schmitt, né altri giganti della politologia potrebbero spiegare come quell’assurdo nasca, in realtà, da un’attenta regia”. Tutti inchiodati alle poltrone, allora, “di fronte a una messa in scena senza catarsi e senza finale. Siamo tutti lì a chiederci se è il momento di battere le mani o di andarsene perché il sipario è calato, ma chissà se è la fine vera o solo l’intervallo. E’ la ‘Conversazione continuamente interrotta’ (di Ennio Flaiano, ndr) che avrebbe bisogno, per chiudersi, di un impresario. Napolitano non lo è, non ha quel senso pratico, si crede sovrano in uno stato di necessità, in senso schmittiano”. Oppure a Berlusconi servirebbe “quello che ha avuto Marinetti. All’apice del successo, si ritrovò buttato in parodia da Petrolini con ‘I salamini’. Lui, invece, fronteggia una masnada di comici scemi e noiosi che già lo hanno rimesso al centro della scena, da marginale che era. E questo benedetto re che muore, questo rinoceronte scornato, questo culo senza sedia è stato restituito alle sedie, è stato di nuovo ornato di corno, e torna in vita dopo essere morto. Per capire Berlusconi va capito il senso del suo spettacolo”. La svolta alla Ionesco, forse, serve a questo, “a sfuggire al destino shakespeariano, a non essere Giulio Cesare costretto a constatare: ‘Tu quoque Brute, fili mi!’”.
Non la pensa allo stesso modo il giornalista Giuliano Zincone, che quattro commedie dell’assurdo le ha pure scritte e pubblicate con il titolo “Lo stivaletto malese”: “In Berlusconi non vedo Ionesco. Il teatro dell’assurdo trascende la realtà e ti fa capire le cose attraverso un linguaggio diverso da quello di ogni giorno. Mentre il linguaggio di Berlusconi è quello del teatro di Feydeau, del vaudeville, della pochade. Le sue giravolte non sono à la Ionesco, sono tatticismo politico sfuggito di mano. Lui ritiene in buona fede di essere furbo mentre si dà la zappa sui piedi e crede di pigliare pesci che non prende. Non gli fa difetto il desiderio ma gli manca la percezione di come le sue azioni ricadano sulla gente. Il teatro dell’assurdo implica una visione del mondo surreale, astratta – aggiunge Zincone – mentre Berlusconi è concretissimo nelle sue fregnacce. Il teatro dell’assurdo non è solo una polpetta di contraddizioni. Le contraddizioni possono esserci ma devono galleggiare su una iperrealtà, una surrealtà. Non sul maneggiare nel dire una cosa, poi un’altra, presentandosi come un imbroglione confuso. Berlusconi agisce in maniera tale che credo sia difficile perdonarlo, non parliamo di divertirsi alle sue giravolte. Il teatro dell’assurdo può essere anche angoscioso, ma il livello di linguaggio e di pensiero non è mai quello dell’opportunista che non sa cogliere l’opportunità. In Berlusconi, ormai, c’è più comica finale che teatro dell’assurdo”. Quanto “finale”, per il momento, nessun lo sa.